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La Vicenda del conte Murato vivo nel castello di Roppolo

Vi sono leggende che a volte si trasformano in storia e questo è il caso del "murato vivo" del castello di Roppolo, antico paesino arrampicato su colline dalle quali è possibile abbracciare con uno sguardo tutto il lago di Viverone e sottostante vallata. Il fatto risale al 13 febbraio 1459 quando un mai chiarito astio tra due nobili locali, Ludovico Valperga e Bernardo di Mazzè, si concluse per il secondo con un tragico epilogo. Il castello di Roppolo la cui origine sembra risalire al X secolo fu per decenni abitazione di varie famiglie nobiliari; sembra inoltre che la sua costruzione fosse avvenuta laddove in precedenza esistesse già un "altare di Apollo", in quanto quella zona era da tempo abitata da nuclei tanto celtici che romani, lì insediatisi nel periodo in cui i cercatori d'oro Vittimuli trovarono il prezioso metallo nelle vicine aurofondine della Bessa.
Del castello comunque relativamente ai suoi primi due secoli poco o nulla è dato sapere, mentre è a partire dal 1225 che la storia comincia a farsi chiara: curioso anche constatare che il conte Lumello di Cavaglià il 13 agosto di quello stesso anno vendette al signor Manfredo Bichieri oltre al castello anche il lago. I Bichieri erano una nobile famiglia vercellese che trasse quel nome da un curioso episodio; fu infatti il capostipite, Caro Beccaria, che in qualità di familiare dell'imperatore Lotario aveva salvato quest'ultimo dal bere una coppa contenente del vino avvelenato. L'imperatore riconoscente per avergli salvato la vita, lo premiò per quel gesto con la donazione di un castello e con l'attribuzione del nome "Bichiero" affinché nei secoli si ricordasse l'episodio. Questa famiglia resse perciò il castello per più di due secoli che poi passò ai Savoia ed infine ai Valperga, casata a cui appunto apparteneva Ludovico, signore "dispotico e crudele". Il fatto del murato vivo derivò proprio da un contenzioso tra Ludovico e Bernardo che, caduto in un tranello ordito dal primo ai suoi danni mentre lui si era ingenuamente fidato, scomparve improvvisamente nel nulla gettando nella disperazione la giovane e bella moglie Maddalena che sconvolta vagò per giorni nella campagna circostante alla sua ricerca. Fu quindi il destino a confermare secoli dopo quale orrenda fine avesse fatto Bernardo; nel 1800 infatti durante i lavori di restauro di una parete, nella terza stanza della torre fu trovata in una stanza segreta un'armatura completa con tanto di scheletro al suo interno: erano i resti del Mazzè, murato vivo proprio in quel luogo.
Ma non è tutto. Nello studio realizzato dallo storico Renzo Rossotti risulta infatti che la versione "ufficiale" della scomparsa di Bernardo Mazzè attribuita ad annegamento in un fiume non fu creduta dai Savoia, che proprio per quella ragione confiscarono a Ludovico Valperga il castello in quanto lo ritennero invece vero e proprio responsabile di omicidio. Fu per quello che furono allora sentite strazianti urla nel castello, soprattutto nelle notti di luna, tali da alimentare fantasie popolari e leggenda. Ma dovette trattarsi di un problema comunque piuttosto reale se alla fine un secolo più avanti, ossia poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, una commissione si prese addirittura la briga di andare a svelare quel mistero e la risposta venne: nessun fantasma, bensì il vento che formando un mulinello in una stanza dell'ultimo piano provocava un ululato simile ad un lugubre lamento. Per le apparizioni spettrali però, nessuna spiegazione fu mai fornita, inoltre esistono molte testimonianze di persone che giurano di aver sentito urla anche quando il vento era totalmente assente.






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